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Donne nell’antica Roma: Livia Drusilla, la custode del potere.

In un’epoca in cui la maggior parte delle donne moriva di parto, Livia Drusilla visse fino a 86 anni. Probabilmente grazie alla sua passione per le erbe e la natura. Era solita curarsi con massaggi, tisane, lozioni e erbe medicinali.
Già incinta del suo secondo figlio, sposa Ottaviano Augusto, futuro imperatore di Roma.

Livia fu una moglie impeccabile. Pur non avendo generato figli dell’imperatore non venne mai ripudiata (cosa usuale all’epoca). Augusto non lo fece probabilmente perché ne era effettivamente innamorato e perché era certo di avere già una discendenza sicura, grazie alla prima moglie Scribonia.

“Per tragiche casualità”  muoiono in breve tempo i figli e i nipoti di Augusto, eredi diretti al trono. Questo spiana la strada verso il trono a suo figlio Tiberio, secondo imperatore di Roma.
 
Difficile anche il suo rapporto con Giulia, figlia maggiore di Ottaviano. Usata dal padre come “strumento politico” fu costretta a vari matrimoni, anche con Tiberio, figlio di Livia e suo fratellastro.
Ma alla ragazza “stavano strette” la severità del padre e la condotta esemplare della matrigna Livia che, nel frattempo, stava divenendo modello di virtù.
 
A Giulia piaceva divertirsi: la signorina non si faceva mancare amanti di ogni parte politica, ceto o nazionalità. Esasperato, Ottaviano la fece arrestare per adulterio e la allontanò da Roma, 
 La sua Livia, al contrario, una volta sposata in seconde nozze, sembra non avesse più cercato altri amanti, chiudendo spesso un occhio sulle scappatelle del marito. Da qui nasce la figura venerata e divinizzata di Livia Drusilla. Moglie esemplare, che combatteva la dissolutezza dei costumi romani con il proprio esempio. Fu un’attenta psicologa, assecondava tutti i desideri del marito guadagnandosi così la sua piena fiducia, anche filando e tessendo con le proprie mani gli indumenti che lui indossava!
Divenne per l’imperatore indispensabile e unica. Effettivamente Livia fu una delle poche donne che potrebbe essere definita un “difensore dei diritti delle donne”. L’imperatore chiedeva spesso e volentieri il suo parere prima di prendere qualunque decisione e lei non esitava a far sentire la propria voce. 
 
La fiducia accordatale da Ottaviano era tale che, per la prima volta nella storia di Roma, le venne concesso di amministrare da sola i beni privati della famiglia imperiale e, addirittura, di firmare alcuni decreti con il sigillo e a nome di Ottaviano stesso.

A ciò si aggiunga che spinse il consorte ad emanare piccole leggi che permettessero anche alle donne di ceto alto e medio alto, di gestire gli affari di famiglia e di presenziare ad alcune “cene di lavoro” tra personalità politiche di spicco, accanto ai loro mariti.

Non è finita qui, perché c’è un altro grande ed inaspettato traguardo raggiunto, che fu una sorpresa anche per lei. Alla morte dell’imperatore venne letto il testamento nel quale Livia Drusilla venne “adottata” dal marito ottenendo il titolo di “Augusta”, quindi Imperatrice di Roma a tutti gli effetti. Questo insolito passaggio fu fondamentale per affermare definitivamente la figura della “First Lady” augustea.
 
Ѐ incredibile come, in un’epoca in cui le donne erano considerate proprietà da “scambiarsi” per unire le famiglie o semplici “oggetti necessari alla continuazione della gens”, Livia Drusilla abbia segnato le sorti dell’ Impero e dimostrato come, con qualche piccolo accorgimento, sia possibile sedere al tavolo dei potenti.